Perchè l'Argilla?

La definizione più calzante alla mia attività l’ha data per caso un amico gallerista presentandomi a un suo collega come “Lorenza Morandotti, che si esprime con l’argilla”. Tutte le altre, come artista, scultrice, ceramista, insegnante, arteterapeuta o dicono troppo o troppo poco.

Perché l’argilla? Perché da quando, quasi per caso, l’ho toccata non ho più potuto fare a meno di continuare.

La storia del rigido granito che si trasforma in una materia malleabile passando nel tempo fasi diverse è diventata per me una via maestra, un sentiero verso la comprensione della vita. La mia trasformazione è nata dal contatto con la plasticità dell’argilla e con la fluidità della barbottina. Lavorare con l’argilla utilizzandola in tutti i suoi stati, dalla polvere, alla fluidità, alla plasticità, costruendo qualcosa da sottoporre alla metamorfosi del fuoco promuove cambiamenti e crea relazioni. Si è aperto un dialogo che continua a autoalimentarsi con curiosità, scoperte e condivisioni.

E’ grazie alla natura e alla forza della metafora che ora riesco a leggere la complessità del vivere in modo creativo, mi stupisco di quanto ogni cosa possa essere fonte di ispirazione per il mio lavoro e contemporaneamente riflessione interiore. Non esistono antagonisti nella conoscenza, gli opposti si integrano generando un sapere unitario che include razionale e irrazionale, con la stessa dignità. Destrutturare questo falso conflitto mi ha avviata a una ricerca senza fine.

Per caso

Ho scoperto l’argilla circa trent’anni fa, quasi per caso, dopo che avevo concluso la mia formazione artistica da tempo. Da allora ho cercato di appropriarmi dell’uso appena ne ho avuto la possibilità, frequentando corsi vari, raku, metodo Munari, smalti, tornio ecc. ma sempre in modo frammentario. Ho dovuto cercare da sola i miei maestri e uscire da una dispersiva e spasmodica ricerca della tecnica giusta non è stato facile.

La vita stessa è sorgente continua di ispirazione, è iniziato un dialogo tra lavoro pratico e mondo interiore. Il tortuoso percorso di apprendimento da autodidatta mi ha regalato incontri fecondi di scambi autentici e confronto, con gli anni ho capito che non sono mai solo tecnici.

L’incontro con fr. Daniel de Montmollin, monaco di Teizé ceramista e formatore, e con le persone con le quali mi ha messo in contatto, è stato determinante. Ero già in cammino ma l’incontro con un accompagnatore giusto è stato indispensabile per riordinare le priorità e dare una svolta decisiva al mio percorso.

Il passato

Da piccola raccoglievo sassi ovunque. Mi interrogavo sulla loro storia, costruivo microcosmi animati di fantasia e mi sembrava di scoprire qualcosa di immenso in quelle piccole installazioni. Conservo alcuni di quei sassi, li ritengo ancora realmente preziosi. Solo quando il caso mi ha rimesso in contatto con quella apparentemente irrilevante passione infantile è esploso un percorso di ricerca senza fine, che ora è il mio lavoro. Toccare l’argilla ha risvegliato la voglia di fare concretamente partendo da memorie antiche poco tangibili alle quali non era facile dare importanza.

Il presente

Sono ancora, e forse sarò sempre, in una fase di ricerca, scelgo materie e tecniche in relazione al progetto.
Essere sperimentali porta ad una forte dispersione di energie, però è anche il momento massimo di dialogo tra l’idea e sua concretizzazione, è la messa in opera di un progetto sempre in divenire. Quando riesco a raggiungere un risultato questo spesso supera ciò che immaginavo, anche se alle spalle ci sono tanti fallimenti.

Il lavoro si evolve velocemente, non so ancora dove mi porterà. La sperimentazione iniziale lascia ora spazio all’approfondimento dei temi portanti, individuati nel tempo. Resta intatto il piacere della trasformazione prodotto dal dialogo tra pensiero e lavoro, offre un valore aggiunto che mi meraviglia ogni volta che apro un forno o che vedo un’opera finita.

Sono soddisfatta solo quando i frutti del mio lavoro promuovono negli altri riflessione e/o contemplazione. Lavoro materiale e lavoro interiore coincidono perfettamente. Ci sono periodi in cui non conosco riposo, neanche nei momenti di pausa, dove spesso mi arrivano soluzioni per i problemi incontrati. La fatica coincide con la gioia. Sono consapevole di essere in una situazione privilegiata e quando sono in questo stato, non desidero nessun tipo di evasione. Tutto è già lì, nella concentrazione dell’intuizione e della ricerca.
Tutto ciò è intimamente legato alla mia vita quotidiana, ne è parte integrante, non ne posso più fare a meno. E’ una necessità, che mi chiede e che mi dà energia.